Non ho paura!

Riesi, 20 Novembre 2025

Il mio nome è Andrea Bartoli, dal 2001 esercito la professione di notaio e sono da sempre un cittadino attivo nella vita civile e culturale del mio territorio.

Mio malgrado da maggio 2022 sono coinvolto in un procedimento penale nell’ambito dell’inchiesta denominata “Avaritia” della Procura di Gela, in cui mi vengono contestati i reati di falso ideologico in atto pubblico e tentata truffa, in relazione a un testamento pubblico redatto nel 2019 per la signora Angela Caltagirone.

Quando ho scoperto da Grandangolo, una testata giornalistica online (e non dalla Procura di Gela) di essere indagato, per poco non mi è venuto un colpo.

Subito però ho deciso di reagire e di difendermi dalla “gogna mediatica” con una lettera pubblica ai due PM titolari del fascicolo d’inchiesta.

Nei giorni successivi alla pubblicazione dell’accusa, e alla mia lettera pubblica, ho ricevuto una quantità immensa di solidarietà. Messaggi, telefonate, abbracci, testimonianze di stima da amici, colleghi, clienti, persone che ho incontrato una sola volta o per un tratto di strada.
Tutti mi dicevano la stessa cosa: “Siamo con te, Andrea, ti conosciamo bene, non abbiamo alcun dubbio sulla tua integrità.”

Ma quasi tutti aggiungevano anche qualcos’altro.
Una frase sussurrata, detta con premura, ma che mi ha colpito più delle accuse stesse:
“Stai attento… non difenderti troppo pubblicamente… mantieni un profilo basso….non rischiare di peggiorare la tua situazione… non ti esporre.”

Era come se difendermi — semplicemente difendermi —
fosse considerato un atto pericoloso, quasi temerario.
Come se dire la verità, raccontare i fatti, chiedere rispetto, potesse urtare la suscettibilità dei due magistrati. In realtà forse non avevano tutti i torti, perché pochi giorni dopo la mia lettera pubblica è arrivata una replica pubblica di rimprovero dell’Associazione Magistrati Sezione di Caltanissetta e di difesa dei due PM.

E allora ho capito una cosa:
in questo Paese, dove giustamente ci è stato detto di non dover avere paura della mafia e dei delinquenti, invece dovremmo avere paura della Magistratura? Dovremmo avere paura di chi rappresenta o fa rispettare le leggi?

Io non ho paura.

A 55 anni, padre di due straordinarie ragazze, non voglio più avere paura di nessuno.

Non ho paura della mafia, tanto meno ho paura della Magistratura.

E non avrei paura neanche se dovessero decidere di tagliarmi la testa in piazza, perché semplicemente non ho commesso alcun reato e ho la coscienza a posto.

Se state visitando questo sito e state leggendo questa lettera è perché il 18 dicembre sono stato condannato con una sentenza di primo grado dal Tribunale di Gela. Ovviamente i miei Avvocati sono già al lavoro per proporre Appello alla sentenza di primo grado.

Ho deciso di preparare questa pagina del sito non contro il Giudice che mi ha condannato, non contro i PM che mi hanno accusato, ma a tutela della verità sostanziale dei fatti, della mia storia personale e del diritto di ogni cittadino a potersi difendere e avere la libertà di parola.

Questo sito:, non interferisce in alcun modo con il lavoro dei giudici e non è uno strumento di polemica verso la magistratura o la Procura.

È semplicemente un luogo di trasparenza: dove chi vorrà potrà leggere una cronologia chiara dei fatti, accedere a tutti i documenti pubblici e conoscere ogni singolo dettaglio di questo procedimento penale assurdo. Potrà soprattutto farsi un’idea personale di come stanno le cose.

In questa sezione sono disponibili quattro link che consentono di approfondire in modo chiaro e trasparente ogni aspetto della vicenda: dalla ricostruzione completa della cronologia dei fatti, al contenuto integrale del testamento, fino ai passaggi principali della requisitoria del Pubblico Ministero e ai punti fondamentali della memoria difensiva presentata dal mio Avvocato.


Tutti i materiali sono consultabili per permettere a chiunque di formarsi un’opinione consapevole e basata sui documenti.

cronologia dei fatti
il testamento pubblico
accusa del pm
difesa dell'avvocato